Working Capital è “il progetto di Telecom Italia che si propone di sostenere l’innovazione italiana e le iniziative imprenditoriali nell’ambito del Web 2.0, fornendo competenze, tecnologie e servizi a supporto della loro realizzazione.”
Il team di Working Capital è in tour a Bologna mercoledì 9 giugno (dopodomani). Si preannuncia una giornata molto interessante: il programma prevede una gara tra progetti legati al web 2.0 presentati da giovani talenti, successivamente sarà il turno di alcune startup a caccia di incubatori o investitori.
Rimando al sito di Working Capital e a questo post di Nicola Mattina per ulteriori dettagli.
Alle 15:30 Peldi parlerà per una ventina di minuti di Balsamiq. Peldi e io saremo presenti tutta la giornata, venite a fare due chiacchiere!
L’evento si svolgerà nell’aula Giorgio Prodi nel complesso di San Giovanni in Monte. Trovate tutte le informazioni sul sito di Working Capital. Attenzione che è necessario registrarsi per partecipare.
Ciao
Marco
Cari amici, durante l’ultima edizione di Better Software ho avuto l’occasione di conoscere Simone Zinanni, uno degli organizzatori della conferenza, nonché amministratore di Develer.
Develer è una azienda di consulenza software ed elettronica basata a Firenze. Guardando il portfolio sul loro sito si nota un invidiabile livello di preparazione, e parlando con Simone ho capito che la passione e la competenza che caratterizzano il team di Develer hanno radici molto profonde.
Con mio grande piacere Simone ha accettato di parlarci di Develer, Better Software, e PyCon, l’altra conferenza che lo vede tra gli organizzatori.

MB: Cominciamo da te, Simone: chi sei?
SZ: Ufficialmente sono l’amministratore di Develer ma, come succede in tutte le piccole aziende, ricopro ruoli diversi. Oltre che di amministrazione finanziaria mi occupo di project management, marketing, recruiting e molto altro ancora.
L’unica cosa della quale non mi occupo più è di sviluppo software, nonostante abbia iniziato a programmare alla tenera età di 12 anni.
MB: Come è nata Develer?
SZ: Develer è nata come nascono tante piccole aziende italiane: senza finanziamenti e senza un piano industriale. È nata da alcuni ragazzi che sapevano fare un mestiere e volevano costruire qualcosa che fosse tutta loro. In questo siamo privilegiati, perché chi è appassionato di programmazione può trasformare la propria passione in un lavoro.
MB: Ad oggi dove siete arrivati? E a che cosa puntate per il domani?
SZ: Non so dove saremo tra 5 anni, come 5 anni fa non sapevo dove saremmo stati oggi. Uno degli aspetti più belli di avere una propria attività è che non ti annoi mai: non sai mai quali sfide o opportunità ti si presenteranno domani.
Quando abbiamo fondato l’azienda quasi 10 anni fa eravamo 2 programmatori in ufficio piccolissimo e con pochi clienti. Oggi siamo circa 20 persone, abbiamo un grande ufficio (che inizia di nuovo a starci stretto) e possiamo contare su un parco di una cinquantina di clienti attivi.
MB: Come è composto il team?
SZ: A parte me, il mio socio Giovanni Bajo che è anche il CTO di Develer, un responsabile marketing e due segretarie, gli altri sono tutti programmatori con varie competenze: embedded, desktop, server, web, ecc.
In Develer non ci sono gerarchie ma solo ruoli. Ci sono solo programmatori, team leader e project manager (che si occupano anche degli aspetti commerciali). Queste figure lavorano insieme una affianco all’altra e non una sopra l’altra.
MB: Il portfolio di Develer comprende applicazioni desktop, gestionali, open source, elettronica… Come fate a padroneggiare tante tecnologie diverse?
SZ: Non siamo focalizzati su una tecnologia o su un settore dell’industria, ma ci appassioniamo a quei progetti nei quali possiamo trovare una sfida tecnologica.
Per questo abbiamo all’interno i migliori esperti che siamo riusciti a trovare su progettazione elettronica, sviluppo di firmware, sistemi operativi, software desktop multipiattaforma, servizi server e web. Siamo in grado di rivolgerci a qualsiasi settore industriale… purché non ci venga chiesto di fare qualcosa di banale o noioso!
MB: Come avviene la selezione dei nuovi talenti?
SZ: Dato che l’unico valore dell’azienda è dato dalla capacità dei suoi collaboratori, diamo grande peso alla selezione del personale: riusciamo ad assumere solo il 5% dei programmatori che ci mandano il CV.
Ai candidati chiediamo anche un pezzo di codice sorgente perché pensiamo che 10 righe di codice parlino più che 100 righe di curriculum.
Se decidiamo di procedere con il colloquio, il candidato dovrà “subire” un colloquio tecnico di 4 ore durante il quale verranno chieste sia nozioni base di programmazione, sia di risolvere algoritmicamente problemi che speriamo non abbia già affrontato.
Molte aziende eseguono anche test attitudinali per valutare le capacità relazionali delle persone, ma noi questo non lo facciamo. Piuttosto cerchiamo di valutare quello che noi chiamiamo scherzosamente “allineamento filosofico”, ovvero quanto un candidato si affiaterà col resto del team.
In ogni caso la prima cosa che cerchiamo in un programmatore è la passione per quello che fa. Sviluppare software non è un mestiere come un altro: se non ti piace veramente sarai sempre un programmatore mediocre.
MB: Hai detto che non programmi più: ti piace lo stesso il tuo lavoro?
SZ: Programmare è uno dei mestieri più belli del mondo: è creativo, stimolante, divertente e, allo stesso tempo, utile.
Quando ero agli inizi pensavo che non avrei mai smesso, però poi ho scoperto che soddisfazioni simili a quelle dello sviluppo software si possono ottenere anche in amministrazione, project management, marketing…
MB: Pensi che in futuro Develer venderà prodotti propri?
SZ: Ho visto tanti ragazzi più o meno in gamba che pensavano di avere l’idea di un prodotto che li avrebbe resi ricchi in poco tempo e che sono falliti prima di aver completato il progetto. Noi per fortuna non ci siamo mai fatti tentare dalle opportunità di facile guadagno e abbiamo sempre lavorato a fronte di una commessa firmata da un cliente.
Ora però Develer sta per compiere 10 anni e pensiamo che abbia le spalle abbastanza larghe da rischiare un po’ e investire nella creazione di un proprio prodotto.
MB: Ottima notizia! E in che settore vi sentite forti?
SZ: Nello sviluppo di software naturalmente! Come diceva anche Peldi nel suo intervento a Better Software, è meglio cercare un problema che cercare un’idea e noi abbiamo a che fare tutto il giorno con lo sviluppo di software e quindi con i problemi connessi.
MB: Develer è impegnata anche nello sviluppo di BertOS. Cosa è di preciso e a chi è rivolto?
SZ: BertOS è un sistema operativo real time per hardware di piccole dimensioni. È open source, portabile e la sua forza principale è di essere corredato da una miriade di librerie e driver che permettono agli sviluppatori di essere operativi in brevissimo tempo. A pagamento c’è un IDE per velocizzare le operazioni di sviluppo.
È il nostro primo prodotto e, per adesso, lo usiamo internamente ma confidiamo che venga apprezzato e si diffonda tra gli sviluppatori embedded.
Ad oggi viene usato in apparecchi per analisi medica, in dispositivi audio, nella domotica e altro ancora.
MB: Perché degli sviluppatori così pieni di lavoro investono tempo e denaro per mettere in piedi una conferenza come Better Software?
SZ: Perché non c’era. Non c’era una conferenza in Italia che trattasse lo sviluppo di software a 360 gradi dal business al project management, dalla progettazione al marketing.
MB: Sei soddisfatto della formula attuale? Come cambierà nei prossimi anni?
SZ: Better Software ha avuto un successo oltre ogni nostra aspettativa avendo quest’anno più che raddoppiato il numero di partecipanti rispetto alla precedente edizione.
I feedback dei blogger sono stati numerosi e molto positivi. Abbiamo anche ricevuto qualche critica sull’organizzazione, ma ci ha fatto molto piacere perché erano tutte critiche costruttive che ci spronano a fare ancora meglio per l’anno prossimo.
Dobbiamo ancora elaborare i feedback cartacei, ma spero che siano simili a quelli dell’anno scorso.
Spero anche che ai partecipanti sia piaciuto assistere quanto a noi è piaciuto organizzarla. È stata una bellissima esperienza che ci ha messo in contatto con tante realtà veramente interessanti.
Nei prossimi anni vorrei invitare ospiti internazionali, raccontare più storie di successo come quella di Balsamiq e realizzare dei workshop interattivi dividendo i partecipanti in piccoli gruppi.
MB: Avete tutto il nostro sostegno per Better Software! Parlaci anche di PyCon, la conferenza dedicata a Python.
SZ: Esistono PyCon locali negli USA, in Inghilterra, Francia e in diversi altre stati ma fino a 4 anni fa non c’era in Italia. Poi un gruppo di amici pythonisti ha l’idea di realizzare una PyCon anche da noi e decide allora di costituire la Python Italia che è un’associazione senza scopo di lucro per la diffusione del linguaggio nel nostro Paese. Tra i fondatori ci sono diversi develeriani tra cui io e il mio socio Giovanni Bajo e decidiamo quindi di finanziare economicamente la conferenza e soprattutto di occuparci di buona parte dell’organizzazione dell’evento.
In tanti anni di PyCon abbiamo imparato molto sull’organizzazione delle conferenze e abbiamo deciso di realizzarne una nostra: Better Software.
MB: Detto tra noi… sai che non ho mai scritto nemmeno una riga in Python?
Ne ho sempre sentito parlare molto bene, e mi sembra che in Italia piaccia tantissimo.
SZ: Credo che Python si affermerà sempre di più. Fra i linguaggi dinamici è quello che fino ad oggi ha dimostrato di essere più general purpose, portabile e accolto dall’industria del software.
In Italia sicuramente la comunità Python è molto attiva a giudicare dalle presenze alla PyCon Italia.
MB: Cosa consigli ad un giovane programmatore che ama il software?
SZ: Cerca lavoro in una piccola azienda “artigianale” dove puoi dare sfogo al tuo talento. Sono rare le grandi aziende italiane nelle quali potersi veramente esprimere, crescere professionalmente e trovare soddisfazione per ciò che si sa fare. E se non trovi un’azienda che ti piace, fondane una!
MB: Secondo te c’è un grande spazio per una nuova startup che si occupa di…?
SZ: Appena lo scopro la faccio!
A parte gli scherzi, vale sempre la regola di scovare un’esigenza e poi proporre una soluzione software. Credo sia inutile passare le giornate a pensare alla prossima idea rivoluzionaria, chi ha fondato una startup di successo in genere lo ha fatto imbattendosi in un problema, scoprendo che anche altri avevano quello stesso problema e che erano disposti a pagare chiunque gli offrisse una soluzione.
–
Mille grazie a Simone per la sua gentilezza e simpatia.
La storia di Develer testimonia ancora una volta come sia possibile costruire una solida realtà partendo da ciò che si sa fare meglio. E per noi programmatori è vero in modo particolare.
Lavori in una software house e pensi di avere qualcosa di interessante da raccontare? Contattami!
A presto
Marco
Ciao amici,
post molto rapido per comunicare che domani martedì 18 maggio Peldi sarà all’Hub di Milano in veste di speaker.
Il talk, dal titolo “Storia e Segreti di una Startup di Successo”, è previsto alle 11 ed è fortemente improntato su quello preparato per Better Software 2010 (diciamo quasi uguale
). Al termine vi sarà ampio spazio per fare domande e approfondire alcuni dei 33 temi della lista di Peldi.
L’evento è gratuito, ma è necessario registrarsi.
Purtroppo io non potrò essere presente… bisognerà pure che qualcuno produca codice mentre Peldi parla!
Un saluto a Nicolò Borghi e agli amici di The Hub Milano!
Ciao
Marco
PS: a proposito di Better Software, è andata benissimo e siamo contenti di aver partecipato. Magari un organizzatore ha voglia di raccontarci qualcosa attraverso questo blog…
Ciao a tutti!
Le ultime settimane sono state pienissime di lavoro per tutti i componenti di Balsamiq. Stiamo lavorando alacremente su più fronti, e il mio blog ne ha risentito: è da più di un mese che non scrivo niente!
Ritorno a parlare di Better Software per informarvi che saremo presenti entrambe le giornate (5 e 6 maggio), e Peldi terrà un talk dal titolo “Alcune lezioni che ho imparato negli ultimi due anni“.
Il talk è previsto alle ore 14 del 5 maggio. Ho dato una sbirciatina alle slide e… promettono molto, molto bene.
Le registrazioni si chiudono il 25 aprile, quindi manca pochissimo tempo!
Per i lettori indecisi o ritardatari Balsamiq mette a disposizione 9 codici sconto del 20% sul prezzo del biglietto.
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Quanto costa partecipare a una giornata di Better Software? 169 euro + IVA – sconto 20% – sconto Twitter Daily 16% = 129,79 euro.
Approfittate degli ultimi giorni per registrarvi e ci vediamo a Firenze!
Ciao
Marco
Cari lettori, uno degli obiettivi che mi sono prefissato per questo blog è dare spazio a storie che ispirino e aiutino chi cerca di fare qualcosa con le proprie mani.
Oggi vi parlo di Shiny Frog, una piccola perla che luccica nel mare un po’ grigio delle software house italiane. Shiny Frog è il nome dato alla loro creatura da Danilo Bonardi e Matteo Rattotti, due rampanti 26enni di Parma. Matteo si è gentilmente prestato per una intervista, che è diventata immediatamente una piacevole chiacchierata, e che presento qui con entusiasmo.
Credo che qualcuno di voi troverà delle incoraggianti risposte nelle parole di Matteo. Faccio un grande in bocca al lupo a chi, leggendo l’intervista, sentirà che ora tocca a lui!

MB: Matteo, come definiresti Shiny Frog? Startup, piccola impresa, software house, due ragazzi in un garage…?
MR: Bella domanda. Noi facciamo sw e design, questo ci definisce. Ci piace disegnare interfacce grafiche.
MB: Quindi vi identificate con i vostri prodotti. Di cosa vi occupate?
MR: Ci occupiamo di tre cose: software per Mac, design di interfacce e sviluppo web. Al momento vendiamo due software, Img2icns e Delibar, e lavoriamo a contratto per alcune società estere.
MB: Come è nata Shiny Frog?
MR: In breve, nasciamo come “società” circa 5 anni fa: siamo tutti universitari del corso di Informatica a Parma e scriviamo applicazioni per Mac open-source accettando donazioni. Le donazioni non funzionano, però c’è molto interesse nei nostri applicativi. Passiamo al modello shareware e cominciano a vendere, da qui nasce la vera Shiny Frog, anche in ambito legale.
MB: Di quale capitale avete avuto bisogno per partire?
MR: Due computer e connessione internet, nient’altro.
MB: Perché avete imboccato questa strada?
MR: La maggior parte dei laureati in informatica finisce in grosse aziende a far programmi per banche, lavorando per 20 anni sulla stessa cosa senza imparare nulla di nuovo.
Noi non ne eravamo proprio entusiasti, quindi abbiamo provato a fare da soli.
Abbiamo cominciato scrivendo cose che servivano a noi. Una soluzione ad un nostro problema.
MB: Ora quanti siete e che competenze avete?
MR: Oltre a Danilo e a me c’è un collaboratore che ora vive in America e al quale ci appoggiamo in caso di lavoro in eccesso.
Siamo molto pratici di Python, Javascript, Objective C e Cocoa, html + css e tecnologie correlate al web. Io mi occupo del design e sviluppo Cocoa, Danilo si occupa più di sviluppo web, ma ovviamente entrambi abbiamo conoscenze in tutti i campi.
MB: Come avete fatto a convincere i primi clienti a comprare i vostri programmi?
MR: Abbiamo creato un sito dove si poteva comprare Img2icns. Il programma era abbastanza conosciuto, ma poiché tutti i nostri programmi permettono di usare gratuitamente le funzionalità di base, non sapevamo quante persone fossero davvero disposte a pagare per avere feature aggiuntive.
Abbiamo stabilito un prezzo di 13 dollari, che ci sembrava una cifra ragionevole. Da allora non lo abbiamo mai cambiato.
MB: Chi sono i vostri clienti e dove risiedono?
MR: Il 50% è americano, il resto si divide tra Europa e Giappone.
Il cliente tipo di Img2icns è il normale utente Mac, che vuole magari mettere la foto del cane o dei bambini nelle icone sul desktop. Delibar è rivolto agli utenti di Delicious.
MB: Come vi siete fatti conoscere dal pubblico?
MR: Non abbiamo mai speso soldi in pubblicità. Preferiamo inserire i nostri programmi sui siti specializzati tipo VersionTracker e ottenere delle buone recensioni dagli utenti.
MB: Chi compra (o magari prova soltanto) il vostro software poi vi scrive per suggerire idee e commentare il prodotto?
MR: Certamente, spendiamo buona parte della giornata a rispondere a persone che inviano commenti sui nostri sw.
MB: Parliamo di sviluppo web. In questo caso come vi siete procacciati i primi clienti?
MR: Semplicemente avendo creato il sito! Il potenziale cliente vede la nostra pagina e gli piace, e quindi ci contatta.
MB: Lavorate di più sui programmi per Mac o sullo sviluppo web?
MR: Dipende molto dal periodo, direi un 50%/50% in media. Al momento stiamo lavorando per il museo nazionale sulla Democrazia in Australia, e sviluppiamo sia applicativi per Mac che un applicativo web per la gestione dei contenuti multimediali.
Mediamente sviluppiamo un nostro applicativo da vendere all’anno e per il resto web application. Ovviamente lavoriamo più all’estero che in Italia, ma non ci lamentiamo.
MB: Essere in Italia vi aiuta o vi penalizza?
MR: Non ci ha aiutato. I clienti sono all’estero, le conferenze sono all’estero, i colleghi sono all’estero… E in Italia purtroppo non ci sono figure aziendali deputate a cercare nuovi prodotti per risparmiare o lavorare meglio, cosa che invece all’estero è la norma.
MB: Conoscete altre piccole sw house come voi? In che rapporti siete con gli altri sviluppatori del giro Apple?
MR: La comunità degli sviluppatori è aperta e ci troviamo bene. Abbiamo buoni rapporti con diversi programmatori, naturalmente tutti stranieri… Recentemente siano stati alla NSConference a Reading (UK) ed eravamo gli unici italiani!
MB: Avendo in mente la vostra esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole creare la propria Shiny Frog?
MR: Cominciare sempre risolvendo un problema che hai. L’idea di fare dei soldi con un prodotto che sfonda il 99% delle volte non funziona. Poi ci vuole un buon sito internet. Noi purtroppo usiamo poco il blog, ma è un ottimo strumento per farsi conoscere.
E quando inizi a vendere, vai alla NSConference.
MB: Oggi c’è mercato sufficiente per sviluppare nuove applicazioni desktop?
MR: Secondo me le applicazioni desktop non moriranno per un bel po’ di tempo. Inoltre, sviluppare un applicativo web è molto più complesso che sviluppare sul desktop, che quindi è il meglio per iniziare.
Ringrazio Matteo per la sua disponibilità e per aver condiviso così tante informazioni.
Quando si parla di startup si pensa alla ricerca di investimenti esterni come il primo ostacolo da superare. Invece le piccole sw house come Balsamiq e Shiny Frog (e sicuramente altre che cercherò di presentare qui) dimostrano che con un piccolissimo capitale iniziale si può mettere in piedi una impresa, anche in Italia.
Identificare un problema, trovare una soluzione, proporla al pubblico tramite il web. Questo semplice schema… funziona!
Hai una piccola software house e pensi che la tua storia possa interessare i lettori del mio blog? Contattami!
Alla prossima
Marco
Ciao a tutti,
grazie di cuore per i commenti al primo post! Ora che ho messo a posto WordPress, riesco anche a vederli sul blog.
Segnalo un paio di risorse che possono essere molto utili alle novelle startup.
Peldi e io parteciperemo a Better Software 2010, in programma a Firenze il 5 e 6 maggio. Better Software è probabilmente la principale conferenza italiana per chi crea software.
Se vi interessano anche solo un paio di talk o se avete il desiderio di parlare dal vivo con qualche speaker, cogliete l’occasione al volo e iscrivetevi! Da parte nostra, noi siamo dei chiacchieroni e ci fa sempre piacere incontrare un po’ di gente.
Come al solito, prima si compra il biglietto, meno costa. Ci sono degli sconti interessanti per chi fa passaparola su Twitter.
Attualmente in versione beta ma ricchissimo di contenuti, StartupBusiness.it è un riferimento per il mondo delle startup in Italia. Cito la pagina About (per accedere serve la registrazione) che spiega perfettamente il senso di questa iniziativa:
Sul sito si iscrivono start-up e imprese: le prime possono presentare il proprio progetto innovativo, le seconde indicano i settori e le tipologie di innovazione delle quali sono alla ricerca per accrescere la loro competitività. Attraverso il network è quindi possibile per gli utenti (start up e imprese) confrontarsi e avviare dei primi contatti, scambiando eventuali proposte di interesse.
L’iscrizione è d’obbligo per chi sta lanciando la propria startup e cerca consigli, idee, soldi…
Il sito è gestito da Emil Abirascid, un vulcanico giornalista assolutamente da seguire per tutto ciò che riguarda “l’ecosistema dell’innovazione italiana”. Circa un anno fa scrisse sul Sole 24 Ore un articolo su Balsamiq. Wow!
Sul blog di StartupBusiness.it è stato pubblicato un codice promozionale valido per Better Software 2010, come frutto della collaborazione tra le due realtà.
A presto,
Marco
Un caloroso benvenuto a tutti i lettori del primo blog in italiano sul sito di Balsamiq!
Mi presento: sono Marco Botton, ho quasi 32 anni, faccio il programmatore di computer, vivo a Bologna. Ho una moglie, Maddalena, e due bambine piccole.

Dopo la laurea in Informatica ho incominciato a lavorare presso la think3 a Casalecchio di Reno, un paese alle porte di Bologna, come Software Engineer. Sei anni più tardi ho cambiato radicalmente ambiente e mi sono buttato nell’avventura di Balsamiq. La storia completa è scritta qui, ma per farla breve e magari arricchirla di qualche particolare inedito ecco un riassuntino.
Chi di voi ha frequentato il liceo Righi di Bologna negli anni ‘90 certamente si ricorda del mitico Polleggio, un giornalino scritto da studenti fra i quali Giacomo “Peldi” Guilizzoni, che era “quello alto con i capelli rossi”, come lo indentificavamo in classe all’epoca. Bene, passa un bel po’ di acqua sotto i ponti e arriviamo all’estate del 2008.
Fresco di iscrizione a Facebook trovo il gruppo “Liceo Righi rules on the hills” e vado a vedere chi c’è e cosa ha combinato nel frattempo. Salta fuori la pagina di Peldi, e leggo che non solo ha studiato Informatica come me, non solo è andato in America a lavorare per Adobe, ma ha pure lanciato la sua startup e si appresta a tornare a Bologna! Che bella roba ho trovato… e poi si dice che Facebook non serve a niente.
Decido di scrivegli una mail per complimentarmi con lui. “Farsi la startup” è il sogno di tutti i programmatori, ed è troppo bello conoscere uno che ce l’ha fatta. Cominciamo così a vederci ogni tanto per chiacchierare di startup, di programmi, di iPhone, insomma sani argomenti da geek. L’inverno è alle porte e Peldi comincia ad essere sotto pressione: la sua creatura sta ottenendo il favore degli osservatori e dei clienti e il carico di lavoro è sempre più pesante.
Da parte mia, a fine anno speravo da un lato che mi proponesse di lavorare con lui, dall’altro mi dispiaceva abbandonare la strada che con fatica avevo intrapreso negli ultimi mesi: sviluppatore in una azienda seria di giorno, creatore di giochi per iPhone di notte. Coniugare lavoro, famiglia, hobby serali consuma molte energie e richiede concentrazione continua, ma il sogno di creare un prodotto tutto mio mi spingeva avanti con forza.
Peldi rompe gli indugi e mi fa la propostona a gennaio, non dormo un paio di notti e poi dico di sì!
E così da marzo 2009 sono il Tuttofare di Balsamiq.
Undici mesi fa, sembra una vita… Ma cosa fa Balsamiq? E cosa vuol dire in concreto “tuttofare”?
Balsamiq è una software house, un’azienda che fa programmi. Il prodotto in vendita è Mockups, un programma di disegno dedicato alle interfacce utente e ai siti web. La particolarità di questo strumento è senza dubbio lo stile “schizzato a mano” dei disegni, che li rende comprensibili anche ai non addetti ai lavori.

Finestra di salvataggio di un documento
Balsamiq è una piccola multinazionale. Ha due sedi, quella iniziale a San Francisco e quella italiana a Bologna. Il team è composto attualmente da due italiani, tre americani, un francese, ognuno nella propria città.
Balsamiq è una startup, cioè un’azienda appena avviata la cui organizzazione è tutta da costruire.
In questi undici mesi il mio ruolo è stato soprattutto scrivere software. Utilizzo Adobe Flex per sviluppare Mockups, C# e .NET per il plugin per FogBugz, e un mix di HTML, CSS, Javascript, MySQL, script Unix per tutto il resto. Sono lontani i giorni del C/C++ quotidiano!
Poi ho contatti molto frequenti con i clienti, che ci raggiungono via mail, su twitter, o scrivendo sul nostro forum di supporto. Ho partecipato ad alcune conferenze, tra le quali la Business of Software del mitico Joel Spolsky, accumulando incredibili esperienze professionali e di vita. Ho seguito da vicino la crescita di questa piccola azienda: decisioni strategiche, nuove funzionalità del prodotto, assunzioni… e ho ascoltato gli sfoghi del povero Peldi alle prese con l’implacabile burocrazia.
Insomma faccio veramente di tutto!
Attraverso questo blog vorrei raccontare l’avventura di Balsamiq al pubblico italiano e parlare con le altre startup presenti in Italia. Dove siete, di cosa vi occupate, che problemi state affrontando? Lasciate un messaggio qui sotto!
Ciao
Marco
Hi this is Marco from Balsamiq. This is our Italian-language blog, in which I share my experience working as "Tuttofare" in our young Italian-yet-global tech startup.